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Salvatore D'Amico
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00172780702
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Convento di S. Maria delle Grazie

La storia della Chiesa e del Convento di S.Maria delle Grazie affonda le sue radici, probabilmente gia nell'anno 1102.
Si ritiene che a quel tempo fosse legata al nome di S.Sofia, poichè essa con tale nome è riportata in un documento.

Inizialmente sussisteva la sola chiesa, infatti in una bolla del 19 Dicembre 1525 l'arcivescovo di Benevento Alessandro Farnese, diventato poi Papa Paolo III, investiva della carica di responsabile arciprete Camillo Pinabello.

La linea stilistica del portale e il fatto che dopo tale Anno il feudo di Jelsi passò nelle mani di Pavesio dei Carafa, il cui stemma spicca al centro dell'architrave fanno risalire la sua costruzione a qualche secolo prima.

Mentre la costruzione del Convento è di data posteriore, della comparsa dei Frati si fa riferimento solo nel 1642 quando con l'apprezzo: Tabulario Hanaclerio, gli inventari di Orsini e gli Stati di Anime ci parlano del convento e dei suoi FF.MM. di S.Francesco, i quali elemosinavano per vivere, mentre tutte le rendite non disprezzabili dei popoli venivano concesse a graditi prelati.

Il comprensorio dei possedimenti redatto da Filippo Coscia luogotenente del Papa nella diocesi beneventana, andava dalla strada Piano Potente (Piana S.Paolo), al colle S.Pietro, al vallone delle Cannucce e al Cutino degli Zingari quindi costituito da boschi e terreni coltivabili.

Prima ancora i possedimenti dovevano essere molto più estesi cioè fino al feudo di Civitella e comprendevano: Fontana dei Frati, Fontana della Cella, S.Scolastica e S.Colomba.

44 erano le vigne e 17 i campi coltivabili che davano la rendita di 42,12 Ducati che era lo stipendio annuo di un cancelliere.

A causa dei terremoti la chiesa e il convento furono danneggiati e l'Orsini con una disposizione del 1713 incaricò il guardiano P.Leonardo da Gildone di provvedere ai restauri.

Nel XVIII secolo due religiosi resero venerato il convento: Padre Ilario da S.Lucia che vi morì nel 1715 con fama di Santità in quante molte folle di Jelsi e dintorni attratte dai molti prodigi; Padre Ludovico Riccelli, nato a Gildone il 10 Dicembre 1712 che per alcuni anni visse in convento acquistando chiara fama di oratore sacro.

Per condizioni di salute dopo il 1758 passò all'Orsogna ove morì in odore di santità.
Il terremoto del 1805 fece crollare per tre quarti la casa religiosa e le volte della chiesa.

Avvenuta la soppressione degli Ordini Religiosi da parte del governo Murat, con verbale del 9 Luglio 1811 redatto dal consigliere provinciale Antonio Maria Del Lupo, tutta la struttura con i possedimenti terrieri furono acquistati dal Generale Andrea Valiante.

Quest'ultimo prima di morire nell'esilio dell'Isola di Pantelleria nel 1829 diede autorizzazione per la vendita, che furono subito riacquistate (passato il periodo Murat) dai Frati Minori che per merito di un laico Fra Michele di Cercemaggiore iniziarono la costruzione di una nuova ala per un eventuale noviziato.

Dal 1866 quando iniziò la nuova legge di soppressione degli Ordini tutto l'edificio passò nelle mani del Comune di Jelsi.
I Consiglieri Comunali decisero l'espulsione dei frati che vi tornarono verso la fine del 1890.

Nel 1927 un padre Benedettino toscano, dirigente dell'Opera Figli D'Italia, capitato nel comune col drappello dei suoi orfani ebbe desiderio di fare del convento una sezione del suo istituto, ma poi cambiò pensiero.
Soltanto il 30 Luglio 1942 il nuovo provinciale Padre Agostino Castillo visitò il convento e lo ritenne adatto ad ospitare di nuovo la sacra famiglia.

Vi destinò Padre Ciro Soccio il quale con dinamismo peculiare iniziava il suo compito il 1 Dicembre 1943 tra il tram tram della guerra e l'estenuante deficienza dei mezzi.
Il 20 Settembre 1944 compiute le necessarie riparazioni veniva solennemente innaugurata la risorta Casa con il concorso di tutta la cittadinanza di Jelsi.

Grande importanza assunse per Jelsi la Figura di /b>Padre Ciro Soccio poichè negli anni 50 fece partire i lavori per la costruzione di una nuova ala del convento che avrebbe dato Ricovero e ospitalità ai tanti fanciulli abbandonati di tutto il Molise.
In questo che era un incantevole posto, prima di essere deturpato da teorici progetti di viabilità alternativa, si svolgevano importantissime feste e fiere: 17 Gennaio S.Antonio Abate, 7 Agosto S.Donato, 28 Settembre S.Matteo.

Restano a tutt'oggi: ultimo sabato di Aprile (istituita con del. Comunale del 31 Marzo 1887), 17 Maggio S.Pasquale e fine Maggio S.Maria delle Grazie.