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La Festa del Grano in onore di Sant'Anna
Jelsi, la Festa del Grano, invito alla visita
La Festa del Grano: il contesto storico
La Festa di Sant'Anna a Jelsi. Il miracolo dell'identita'
Bell'Italia: La Sfida Delle Spighe
La Traglia: Il Grande Carro del Grano.
Il Carro di Sant'Anna.
Sant'Anna verso i masi della Val Sarentino
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Sindaco
Codice ISTAT
Cod. Catasto
Cod. Fiscale
Abitanti
Densità
Superficie
Altitudine
Nome abitanti
Santo Patrono
Festa Patron.
Salvatore D'Amico
070030
E381
00172780702
1.861
65 abitanti/km²
28,50 km²
580 m s.l.m.
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La Festa del Grano: il contesto storico

La Festa del Grano in onore di Sant'Anna


Contesto Storico

Correva l'anno 1805, la rivoluzione francese prima e, quella napoletana poi, stavano disegnando nuovi orizzonti per l'Europa. Napoleone dominava lo scenario continentale e quello italiano. Pio VII governava la Chiesa ancora ignaro degli tempi foschi che si addensavano sul papato. Genova dava i natali a Mazzini.
Nel Regno di Napoli veniva avviata l' eversione dalla feudalità. Il Contado di Molise con un economia di sussistenza era quasi interamente coperto da boschi. A Jelsi, piccolo borgo del regno , si conduceva vita grama come denunceranno in quegli anni le inchieste murattiane e gli scritti dell' illuminista Giuseppe Maria Galanti. Andrea Valiante rivoluzionario di questa terra profugo a Marsiglia e responsabile dei rifugiati politici in quella città conduceva commerci con la Francia armando "legni" (navi) con il conforto del padre Saverio, vero artefice della fortuna di famiglia, curatore degli interessi del Duca di Jelsi . Saverio Valiante proprio in un post scriptum, di una lettera del 26 luglio 1805 (Archivio V. D'Amico) al figlio Andrea, scriveva di suo pugno registrando l'evento sismico e la tragedia avvenuta rilevando che il Monastero "più non esiste" e Toro è in ruina".
Il terremoto del 26 luglio 1805 che colpì il Molise con epicentro nel Matese (interessando un area ellittica di circa 460 km con l'asse maggiore di 50), fu il più rovinoso dopo il terremoto garganico del 1456, insieme a quello del 280 a.c. originati dalla stessa faglia; si contarono migliaia di vittime, Isernia e Frosolone le città più colpite: "All'evento del 1805 furono associate, inoltre, notevoli modificazioni idrogeologiche su un territorio molto vasto. Si annoverano frane e fratture del suolo, nuove sorgenti, variazioni della portata di corsi d'acqua e sorgenti. Forte è la memoria del terremoto del 1805. In molte località l'evento viene ricordato, ancora oggi, con offerte e ringraziamenti nel giorno di Sant'Anna per lo scampato pericolo, e il suono delle campane, alle 10 di sera, ne rinnova il ricordo. E' evidente che la cultura popolare tende a non rimuovere la memoria della catastrofe, e questo facilita l'obiettivo di diffondere, in termini scientifici, la conoscenza sui fenomeni naturali, per convivere con essi in sicurezza" ( Aldo Marturano, Elena Cubellis Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Osservatorio Vesuviano, Napoli )
Jelsi contò 27 vittime e il popolo, da allora, ascrive alla protezione di Sant'Anna la quasi incolumità dei suoi abitanti; "vennero celebrate messe all'aperto a cagione degli edifici e chiese cadute." Fino al 1820 molti vissero in abitazioni di fortuna (pagliai) come scriveva, utilizzando fonti orali, Giovanni Testa nel Centenario del 1905. (Archivio Maiorano) L'arciprete Alessandro Eletto fù preciso cronista del tragico evento registrando nel libro dei defunti quel che era accaduto e avviando la devozione a Sant'Anna.
Alcuni anni dopo, nel 1814 (cfr. V. D'Amico "Jelsi e il suo territorio") ad opera del Sacerdote Pasquale Granata di San Giuliano di Puglia, si impose per solennità la Festa di Sant'Anna. Le offerte quasi sempre in grano e cereali sono, da tempi antichissimi e senza soluzione di continuità, la modalità più diffusa della religiosità popolare nel nostro territorio. Negli anni 1827/28 e 1829 abbiamo un resoconto contabile ("buggetto") dettagliato della Festa (Arch. Maiorano) costruito secondo il modello napoleonico del bilancio a pareggio ove si ricavano tre tipologie di entrate:
- la prima, e più consistente, in grano
- la seconda con donazioni di benestanti
- la terza con la vendita degli ori (ex-voto) di San Francesco Saverio.
La Festa è fatta da giochi popolari, da gruppi bandistici di pifferi e tamburi, da Messe solenni con panegirico accompagnati dall'organo, con rendiconto in grani e ducati anche per "pulcinella" che azionava il mantice organario. Non abbiamo notizie degli anni successivi, ma è lecito ipotizzare che le processioni con traglie e grano siano continuate con la stessa modalità fino all'unità d'Italia.
L'unità d'Italia rappresentò una fase di "globalizzazione" inaspettata per il meridione. Le Politiche unitarie, soprattutto militari, verso il brigantaggio non affrontarono in maniera adeguata e sistemica la "questione meridionale". La seconda metà dell'ottocento vide l'impoverimento del mezzogiorno. Riforme risibili e marginali, unitamente alla insufficiente superficie agraria, non consentivano autonomia e capitalizzazioni; l'uso diffuso del contratto di anticresi ("rane e crise") e, molteplici altre ragioni analizzate dai meridionalisti, privarono dei fondi molti piccoli proprietari a favore dei grandi agrari locali. Lo sbocco naturale fu un massiccio esodo migratorio. La storia dell'emigrazione a Jelsi e nel Molise evoca subito l'immagine della "grande emigrazione", il drammatico spostamento di milioni di uomini oltre oceano nel trentennio compreso tra gli anni Ottanta del secolo XIX e la vigilia della Grande Guerra.

L'emigrazione può essere raccontata come il dramma intimo esistenziale più lacerante che potesse accadere a persone con famiglie coese e fortemente integrate nella comunità di Jelsi.

L'emigrato doveva "morire" nella lingua, nelle abitudini e nei ritmi quotidiani, nella cucina, nei modi di vestire, nelle relazioni personali, nel lavoro per "risorgere" a nuova vita nel nuovo mondo. L'emigrazione quindi come una vicenda fortemente spirituale (cfr. C. Antonelli, scrittore italo-canadese), dove lo smarrimento e la perdita del "Sé" vengono superati dall'identità profonda dell'Emigrato che costituiva e costruiva la sua persona: i legami familiari e parentali, il senso di appartenenza alla comunità e soprattutto il legame di fede e religioso con Sant'Anna. La "Grande Madre" e la Festa in suo onore sono il "miracolo dell'identità", che ognuno può leggere nella storia personale e collettiva degli Jelsesi nel Mondo come indica acutamente Norberto Lombardi (Presidente del Forum degli Italiani nel Mondo).
Il Centenario della Festa (1905) agli albori del XX secolo fu grandioso; orizzonti inesplorati e cieli nuovi si aprivano per la nostra comunità nonostante le carestie, l'emigrazione e le guerre. Il 1906, l'anno successivo al Centenario, registrò il più grande esodo migratorio da Jelsi verso le Americhe.Nel 1908 si costituì in New York la Società dei Cittadini Jelsesi, con compiti assistenziali e di mutuo soccorso.Gli anni della Grande Guerra videro la realizzazione della "Cassa Armonica" per l'Orchestra, opera in legno intarsiata e dipinta in stile liberty realizzata dal maggiore artigiano dell'epoca Paoluccio Palange che accompagnerà la Festa fino agli anni '70 del XX secolo. In America a South Norwalk nasceva il"Club Sant'Anna", formidabile e benemerita associazione dei nostri emigrati organizzata e attivissima e con un grande ruolo ancora oggi. Negli anni trenta e quaranta si affiancherà alla Festa del Grano di Sant'Anna quella dell'Uva in una cornice ambientale di rilancio della dimensione rurale della Comunità.
Gli anni della seconda guerra mondiale sono anni difficili per Jelsi ciò nonostante personalità di grande rilievo come il Maestro Simiele, il medico, storico e archeologo Vincenzo D'Amico, il poeta e drammaturgo Domenico Petruccioli mantengono salda e viva l'identità collettiva. Negli anni appena successivi alla guerra nasce L'Associazione Santa Ana a Buenos Aires, che avrà un ruolo propulsore per la pubblicazione del volume di V. D'Amico "Jelsi e il suo Territorio" ;
a Jelsi assistiamo alla svolta della Festa che prende il nome di Sagra del Grano e viene scelta dalla RAI come una delle quattro maggiori tradizioni popolari molisane insieme ai Misteri di Campobasso e alle Carresi.
Uno straordinario documentario del regista Giuseppe Folchi del 1948 testimonia il vigore, la forza evocativa e il legame profondo degli Jelsesi alla Festa. In quegli anni vengono riproposti attraverso il gruppo folklorico e la compagnia teatrale, temi classici e popolari che troveranno piena espressione, con Petruccioli e Luigi Bifolchi , poeti Jelsesi, nel centocinquantenario della Festa di Sant'Anna del 1955. In quegli stessi anni (1947) veniva scoperto il Ciclo pittorico del sec. XIV, maggiore monumento artistico di Jelsi e tra i maggiori dell'Italia meridionale relativi a quel periodo.
Gli affreschi della Cripta dell'Annunziata, avranno un rilancio proprio in occasione del Bicentenario con gli studi di Franco Valente.
I Traglieri saranno i protagonisti dei 150 anni di "Sant'Anna"; i maggiori artisti musicali e canori del periodo sono presenti a Jelsi.
Negli anni successivi si afferma sempre più il ruolo delle Treccianti e della lavorazione del Grano da parte dei Traglieri, che avranno come riferimento le lavorazioni naif di Michele Codipietro (Zi Rondinella). Molta attenzione dedicò in quegli anni ai nostri canti Eugenio Cirese (1884-1955). Molti anni dopo Cirese evidenziò l'aspetto antropologico delle Traglie curando una Trasmissione RAI denominata Le Indie di Quaggiù.
Coevi sono i quaderni pubblicati dalla Sovrintendenza ai Beni culturali, gli studi di Antonio Valiante "Le stagioni del seme santificato" a cura del Comune di Jelsi e gli scritti di Vincenzo Bo, che pongono pietre miliari sulla rilevanza della Festa. Gli studi successivi di Mauro Gioielli "I giorni della sacra spiga" iscrivono la "Festa del Grano" in onore di Sant'Anna nel grande patrimonio delle Tradizioni Popolari del Molise.

Gli anni della meccanizzazione della Festa trovandone le ragioni negli impedimenti per malattie epidemiche dei Bovini, dimostrano la grande flessibilità e capacità di adeguamento della Festa in controtendenza rispetto ai crismi della modernità. Negli anni '60 nascono le Associazioni di Sant'Anna in Venezuela e Canada. A Montreal, capitale del Quebec, che ha come patrona Sant'Anna, si svolge la Festa gemella del Grano che per i Carri , le Traglie e partecipazione popolare è straordinariamente bella, commovente e amata da ogni Jelsese.

(Fonte:Antonio Maiorano, "JELSI Storia e Immagini della tua Terra, Ass. Culturale “Sant’Amanzio”)
(ultima revisione: 27/6/2007)