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Referendum del 12 e 13 giugno: riflessioni

In riferimento ai quesiti referendari che si terranno il 12 e 13 giugno p.v., si riporta l'intervento, in materia di Acqua Pubblica, del sindaco di Jelsi, Mario Ferocino, già presidente dell'ATO (Autorità di Ambito Territoriale), pubblicato nel numero di dicembre 2010 della rivista "IL BENE COMUNE".


"L'Oro Blu del Molise".


Nell'articolo il sindaco fà il punto della situazione della gestione della risorsa idrica in Molise dopo la soppressione dell'AATO avvenuta con la pubblicazione nel BURM del 1° Ottobre 2010 del decreto di liquidazione a firma del Presidente della Regione Molise con conseguente passaggio di tutte le competenze in materia alla stessa Regione.

L'articolo rimarca il possibile percorso, a normativa vigente, per giungere ad una gestione del Servizio Idrico Integrato TOTALMENTE PUBBLICA in Molise in un possibile contesto di unitarietà dei segmenti attualmente affidati alla azienda speciale regionale MoliseAcque ed ai comuni molisani.

da IL BENE COMUNE, dicembre 2010.

L’ORO BLU DEL MOLISE
Da tanti anni ormai nella nostra Regione e, purtroppo, solo tra gli addetti ai lavori, con sempre modesto coinvolgimento dell’opinione pubblica, si sta consumando un certo dibattito sul futuro delle risorse idriche, con particolare riferimento alla loro corretta e sostenibile gestione, in un territorio così particolarmente ricco di questo bene ma con un assetto complessivo gestionale eccessivamente frammentato.
Ed oggi i cambiamenti climatici in atto e la sempre maggiore antropizzazione del territorio rendono quanto mai improcrastinabile affrontare la questione della ricerca della migliore governance possibile per quella che è senza dubbio una delle risorse strategiche per il Molise.
L’assetto gestionale attuale prevede la presenza della Azienda speciale regionale Moliseacque, che si occupa della prima parte della filiera, ossia la captazione dalle sorgenti e la grande adduzione, per giungere più a valle alle diverse gestioni comunali in economia che riguardano le reti di distribuzione , le fognature e gli impianti di depurazione.
Uno degli obiettivi direi ragionevoli della cosiddetta legge Galli (n. 36/2004) è stato proprio quello di mettere fine alla frammentarietà sia della filiera sia del complesso delle gestioni comunali, con la creazione di quella economia di scala che solo una gestione unica sul territorio può determinare.
La sua attuazione è avvenuta con il contribuito determinante di tutti i Comuni del Molise che, riuniti nell’Autorità d’Ambito, hanno realizzato un percorso amministrativo-politico, creando la base per consentire alla Regione oggi di giungere all’affidamento della gestione del servizio.
Tale impegno da parte delle amministrazioni comunali ha costituito inoltre elemento indispensabile per l’attribuzione dei finanziamenti nel settore idrico degli ultimi anni.
Nel corso del 2009 inoltre è intervenuta una sensibile modifica nell’assetto delle competenze in materia di servizi idrici con l’emanazione della legge regionale n. 8/2009, in virtù della quale la Regione Molise ha avocato a se tutte le funzioni in materia, precedentemente svolte dai Comuni in forma associata.
Quindi a breve l’amministrazione regionale dovrà assumere l’importante decisione sull’assetto da conferire allo strategico settore dei servizi idrici integrati, assumendo le vesti di ente affidante la gestione del servizio sull’intero territorio regionale.
Ed in questa fase decisoria la normativa nazionale in materia, completata negli ultimi tempi dalla pubblicazione del Regolamento di attuazione del cosiddetto “art. 23-bis” del decreto legge n. 112/2008, riguardante proprio il tema dell’affidamento della gestione dei servizi pubblici locali, pone dei confini alquanto netti entro i quali poter progettare una configurazione quanto più consona alle specifiche peculiarità territoriali ed ambientali della nostra regione.
L’“art. 23-bis” con il relativo Regolamento ha suscitato forti reazioni nell’opinione pubblica, in verità ancora troppo ingessate su posizioni preconcette e strumentali; risulta invece quanto mai controproducente una presa di posizione “a prescindere” su una questione decisiva per il bene nostro e delle future generazioni.
Una analisi pacata e realistica della problematica ci consente subito di affermare che il bene acqua viene spesso mal utilizzato (gli italiani ne prelevano dall’ambiente molta di più di quanto avvenga negli altri paesi sviluppati), che i costi per la sua distribuzione sono tendenzialmente in crescita e la sua qualità viene spesso messa a repentaglio da incisivi interventi sull’ambiente.
Quindi oggi la questione, particolarmente nella nostra regione, non è tanto connessa alla quantità di risorsa disponibile, quanto alla sua gestione efficiente ed economica, proprio nella consapevolezza che si tratta di un bene imprescindibile e vitale da dover difendere.
Quindi facendo frutto delle esperienze pregresse nostre e di altre Regioni e/o Paesi si tratta di promuovere il più ampio coinvolgimento possibile perché si giunga ad una soluzione condivisa sul potenziale soggetto al quale affidare la gestione del servizio.
E l’esperienza passata racconta di società di gestione a capitale totalmente privato il cui unico obiettivo è stato quello di aumentare i propri profitti, senza produrre benefici per la collettività, e quello di organismi completamente pubblici la cui inefficienza è andata ad incidere in maniera considerevole sulla già pesante fiscalità generale.
Allora si tratta veramente di spogliarsi di vedute preconcette con l’unico obiettivo di assicurare a tutti, anche ai più deboli, l’utilizzo della risorsa (educando anche la collettività ad un uso responsabile), di erogarla a prezzi contenuti e di prelevarla dall’ambiente non pregiudicandone la disponibilità futura.
Tutto ciò ha naturalmente bisogno di ingenti investimenti per potersi realizzare e nel contesto odierno, caratterizzato da sempre più scarsi trasferimenti dallo Stato alle realtà locali, la problematica del reperimento di risorse da destinare al comparto idrico diventa eccezionalmente grave.
La normativa nazionale vigente, così come è concepita, favorisce l’ingresso del capitale privato nel settore, anche se prevede, in via residuale, la possibilità del ricorso all’affidamento diretto della gestione ad un soggetto pubblico, senza la indizione di una gara.
Viene prevista la possibilità del ricorso alla cosiddetta procedura “in house” per i casi in cui “in base ad un’analisi di mercato, la libera iniziativa economica privata non risulti idonea, secondo criteri di proporzionalità, sussidiarietà orizzontale ed efficienza, a garantire un servizio rispondente ai bisogni della comunità”. In questo caso viene prevista una procedura per la quale: a) l’ente affidante deve adottare una delibera quadro che illustra l’istruttoria compiuta ed evidenzia i benefici derivanti dalla gestione diretta del servizio; b) deve essere data adeguata pubblicità alla delibera; c) la delibera deve essere inviata all’Autorità garante della Concorrenza e del mercato per un parere di competenza.
Inoltre con riguardo alla richiesta di parere all’AGCM: “l’ente affidante può rappresentare specifiche condizioni di efficienza che rendono la gestione “in house” non distorsiva della concorrenza, ossia comparativamente non svantaggiosa per i cittadini rispetto a una modalità alternativa di gestione dei servizi pubblici locali”.
In sintesi la norma sebbene confermi la necessità di aprire al mercato anche il settore dei servizi idrici, dall’altro definisce le condizioni per le quali è possibile affidarne direttamente la gestione ad una società a capitale interamente pubblico.
Tali condizioni sono particolarmente importanti per il nostro contesto regionale in vista dell’affidamento della gestione del s.i.i. che la regione Molise si accinge ad effettuare nei prossimi mesi.
E’ utile ancora ribadire, anche alla luce dei nuovi suddetti elementi tecnico-procedurali, che la nostra regione, per la sua specificità economico-territoriale, avrebbe tutte le caratteristiche per un utile ed efficiente ricorso ad un affidamento diretto della gestione.
Ed in questo processo deve essere affermato con ancora maggior forza il ruolo delle singole realtà locali, anche tramite un loro coinvolgimento diretto nella compagine del costituendo soggetto pubblico di gestione, che certamente non può prescindere dalla presenza dell’azienda Moliseacque ma che nel contempo non può trascurare l’applicazione dell’efficace principio di sussidiarietà, considerando che sono le amministrazioni comunali gli Enti più prossimi ai cittadini.
I Comuni attendono risposte in tal senso dal governo regionale, nella consapevolezza che solo un loro diretto coinvolgimento nella gestione di una risorsa strategica come quella idrica può creare le condizioni per fornire un efficiente, efficace ed economico servizio ai cittadini, assicurando anche alle fasce più deboli della popolazione lo stesso diritto inalienabile di accesso alla risorsa idrica.
Mario Ferocino
Sindaco di Jelsi





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