LA STORIA DI JELSI

Origini del nome

Il nome di Jelsi non è tuttora chiaro; si ritiene che il nome più antico del paese sia Tibiczan, nome di chiara origine bulgara, poi trasformatosi in vari nomi (elencati in ordine cronologico): Gibbiza, Gittia, “Terra Gyptie”, Gilizza, Gelzi, fino ad arrivare al penultimo nome dato durante il Regno delle Due Sicilie, quello di Ielsi. Il nucleo abitativo attuale si ricostituì, probabilmente, tra i secoli VI e VII D.C. durante la Langobardia Minor quando tribù bulgare probabilmente vi si instaurarono.

Storia

Storia antica

Il paese di Jelsi è stato fin dalla preistoria battuto probabilmente da cacciatori, in quanto la conformazione del territorio comunale era ed è tale da favorire una facile caccia. Questo si desume dai vari reperti storici rinvenuti dallo storico paesano Vincenzo d’ Amico. La prima vera popolazione ad insediarsi nell’agro fu quella dei Siculi, poi ricacciati a sud dagli Osci e poi il ramo olso dei Carricini. Ma il primo nucleo originario del paese fu costituito, forse, durante il V secolo (500-476 A.C.) da popolazioni di cultura etrusco-campana in quanto, in tale periodo, si colloca lo stile ionico dell’antefissa ritrovata nell’agro comunale, ora posseduta e custodita nella chiesa dell’Annunziata.

Storia Moderna

Nel 1562 il paese contava 169 famiglie. Il borgo aveva preso forma nel XIII secolo sotto la guida di Bertrand Beaumont assieme a Gildone. Dopo la sua morte nacque la costruzione di un mausoleo che divenne il castello angioino. Per tutto il corso dell’età moderna, il paese fu sotto l’amministrazione civile e giudiziaria della Capitanata.

Storia contemporanea

Nel 1805 un violento terremoto distrusse parte del Molise, ma Jelsi rimase poco danneggiata e ciò fu attribuito ad un miracolo divino. Per tale motivo è nata la ricorrenza della Festa del Grano. Nel 1806 la legge eversiva della feudalità, le successive leggi per la ripartizione del demanio e le sentenze delle commissioni feudali danno inizio alle innovazioni istituzionali, trasformando l’antica “Università” in Comune. Il 25 dicembre dello stesso anno, inoltre, il comune venne staccato dalla Capitanata e aggregato al Contado di Molise, nel distretto di Campobasso, ottenendo nel proprio circondario dal 1806, oltre che Gildone, anche Campodipietra, poi riassegnato a San Giovanni in Galdo.

Monumenti e luoghi d’interesse

Palazzo Carafa

Ha pianta rettangolare irregolare, che mostra la mistura di stili architettonici. Alla base possiede bastioni medievali, mentre il succorpo è del Settecento.

Palazzo Valiante-Capozio

Costruito dalla famiglia Valiante sui resti di una palazzina realizzata nel 1750 e data alle fiamme, dopo averla saccheggiata il 3 giugno 1799, dalle truppe borboniche capeggiate da Cesare Zanchi, segue gli stilemi dell’architettura provenzale. Fu l’avv. Saverio ad avviare i lavori, che chiese al figlio Andrea, che si trovava esule a Marsiglia, di mandargli un progetto che ricalcasse lo stilema dei castelli che abbellivano la provincia che lo ospitava. L’opera fu realizzata dal 1806 al 1809 dall’architetto e pittore Musenga. In un’intercapedine del muro, accessibile solo dal tetto, fu catturato dal generale austriaco Fremont, il 23 settembre 1821, Andrea Valiante, uno dei rivoluzionari molisani tra i più discussi, protagonista della rivoluzione partenopea e dei moti liberali. Il palazzo passò alla famiglia Capozio, feudataria del luogo, nel 1850 e tuttora ne è proprietaria; conserva la struttura rettangolare con torri cilindriche di controllo, portando ancora inalterati i segni del tempo. Adiacente al palazzo sorge una cappella gentilizia fatta erigere da Mons. Luigi Capozio sul finire dell’Ottocento dedicata a Sant’Anna dove ancora si celebrano funzioni religiose. Il palazzo è circondato da strutture un tempo abitate dalla servitù ed ambienti per ricovero degli animali tutte perfettamente conservate anche se adibite ad altri scopi, e sul retro un affascinante giardino a completamento della antica dimora.

Chiesa di Sant’Andrea

La chiesa madre di S. Andrea Apostolo si trova nel cuore del centro storico. La sua costruzione risale al X-XI secolo. Ha subito numerose trasformazioni e restauri. Il portale d’ingresso porta la data 1705, ma il portale originario era romanico con colonnine tortili sugli stipiti e sull’arco a tutto sesto, mentre i capitelli erano ornati con palmette stilizzate. Il campanile, posto al lato dell’ingresso principale, presenta una struttura abbastanza irregolare, con la torre campanaria, anch’essa in pietra, che ha subito un intervento di ricostruzione.

La pianta è a tre navate e all’interno oltre agli imponenti archi a tutto sesto si può ammirare una cupola che misura 30m di lunghezza, 13m di larghezza e 9m di altezza.

Distrutta dal terremoto del 1805, la chiesa fu restaurata nel 1817 con le rendite ecclesiastiche, mentre un restauro completo, riguardante anche i decori a stucco, fu ultimato nel 1864. Nei primi anni del 1900 furono completati i lavori compresa tutta la pavimentazione. Sulla destra dell’ingresso, un’acquasantiera in pietra locale decorata con altorilievi porta incise due date: 1660 sulla vasca, all’interno della quale ci sono scolpiti tre pesci stilizzati e disposti a triangolo equilatero, e1563 sulla colonna di supporto inferiore. Nelle navate laterali si trovano vari altari e nicchie con le statue dei santi: Sant’Andrea e Sant’Anna, compatrona, Sant’Antonio, San Biagio, San Michele, San Giuseppe, Santa Lucia, San Amanzio, Madonna del Rosario, Immacolata Concezione, San Francesco d’Assisi e San Francesco Saverio.

La Parrocchia di Jelsi ha fatto sempre parte dell’Archidiocesi di Benevento. L’annessione all’Archidiocesi di Campobasso – Bojano è avvenuta con il decreto della Sacra Congregazione per i Vescovi del 21 gennaio 1983 nr.122 e, con riconoscimento civile del 2 ottobre 1983,Fu ricostruita nel XVII secolo, e solo il campanile appartiene alla struttura medievale. All’interno sono interessanti alcune tele: La Natività (Gesù nasce a Jelsi), La Resurrezione e Martirio del santo.

Convento di Santa Maria delle Grazie

Costruito in epoca rinascimentale, è la testimonianza dell’antica storia di Jelsi. Il campanile è un falso storico, mentre la facciata è cinquecentesca, con due statue in logge adiacenti il portale. Sul fianco sinistro c’è ancora il vecchio loggiato del chiostro, con un pozzo interno.

Cappella della SS. Annunziata

Ex-edificio religioso, attualmente sconsacrato, è stato costruito nel 1363, data riportata sulla chiave di volta del portale d’ingresso realizzato in stile gotico. La cappella ha ricoperto negli anni diverse funzioni passando da luogo di culto, ad asilo fino a diventare una sala per spettacoli teatrali.

Al suo interno è possibile accedere, tramite l’antica scala in pietra, alla cripta sotterranea. Una stanza voltata divisa in due da un arco a tutto sesto sulle cui pareti è presente un ciclo di affreschi di chiaro stampo trecentesco. Tra le varie pitture presenti la più importante è forse il Cristo nudo, rarissima rappresentazione iconografica della nudità di Gesù adulto sopravvissuta alla censura dei nudi nell’arte sacra decretata durante il Concilio di Trento.

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